Endodonzia

L’endodonzia, nell’ambito dell’odontoiatria, si occupa della diagnosi e della cura delle malattie che colpiscono la polpa dentale e i tessuti peri-radicolari (attorno alle radici).

endodonzia-studio-medico-quasso

Il trattamento endodontico consiste sostanzialmente nella rimozione della polpa dentaria infettata o necrotica, pulizia della camera pulpare e sostituzione del tessuto rimosso con un’otturazione permanente.
La polpa dentaria è un tessuto connettivo contenente vasi sanguigni e terminazioni nervose, che si può infettare ed infiammare a causa di una carie profonda oppure in seguito ad un trauma, causando una pulpite, un quadro clinico spesso molto doloroso.
L’infiammazione può essere acuta o cronica (la sua evoluzione è più o meno rapida), si può propagare apicalmente alla radice dentaria e può diffondersi all’osso alveolare provocando lesioni (gli ascessi o granulomi) visibili radiograficamente.

Terapia

Il trattamento, solitamente, prevede più sedute ed è indolore grazie alle tecnologie utilizzate come l’analgesia sedativa o l’anestesia locale.
Nei due-tre giorni successivi all’intervento si può manifestare un indolenzimento che, a seconda dei pazienti, può essere più o meno lieve e al quale si può ovviare con un analgesico.
Molto raramente, in caso di radici particolarmente infette, le manovre dell’intervento ed il passaggio di batteri oltre l’apice radicolare possono causare lo sviluppo di un ascesso che comunque non pregiudica il successo della terapia finale.

Perdita di denti per trauma

Talvolta, a causa di un trauma, un dente intatto può essere strappato dalla sua sede naturale, l’alveolo e, con un rapido e preciso intervento, si può procedere al suo reimpianto.
Il dente avulso deve essere raccolto, preso delicatamente dalla corona (non dalla radice) e lavato con acqua; non si devono assolutamente utilizzare saponi o disinfettanti o, peggio, strofinare la radice per pulirla perché queste azioni danneggerebbero in modo irreversibile le cellule vive presenti sulla superficie radicolare, cellule che consentiranno successivamente l’attecchimento del reimpianto.
Per trasportare il dente all’Odontoiatra, si può tenerlo nella bocca vicino alle guance, oppure tenerlo in un barattolo d’acqua (o latte o soluzione fisiologica). L’Odontoiatra ricollocherà il dente nell’alveolo e lo “legherà” agli altri denti per tenerlo in posizione. 
Il dente avulso, dopo la guarigione della ferita, potrà conservarsi per alcuni anni, ma solo occasionalmente per tutta la vita. 

È importante evidenziare che il tempo di permanenza del dente al di fuori dell’alveolo condiziona in modo rilevante il successo del reimpianto: il dente non dovrebbe rimanere più di 30 minuti al di fuori della bocca. Anche con traumi meno gravi, per esempio le fratture, è possibile minimizzare i danni se si recuperano i frammenti fratturati che possono essere facilmente incollati con un’ottima resa estetica.

SCARICA QUI I NOSTRI CONTATTI

PER INFO E APPUNTAMENTI CHIAMACI AI NUMERI 0362 242019 / 0362 239508 OPPURE COMPILA QUESTI CAMPI PER ESSERE RICONTATTATO

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio